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Storia

Henri Frederich Amiel diceva che “Qualunque paesaggio è uno stato d’animo”. Chissà se davvero lo pensava anche il piccolo Alessandro Palumbo quando nacque nella Napoli della metà anni ’70, il 6 Marzo del 1975.

I grigi palazzi del quartiere del Vomero che circondavano la sua quotidianità divennero presto gli orizzonti verdi che si potevano sbirciare oltre le antenne delle palazzine nella periferia nord della città dei primi anni ’80 e a cui nel 1984 faranno seguito le silenti campagne sagomate e a tratti selvagge, dei piccoli paeselli  dove la sua famiglia scelse di trasferirsi definitivamente. Una casa circondata da silenzi rumorosi di notti di stelle, dai distinti colori delle stagioni, dalle luci nette di giornate mai uguali seppur accompagnate dalle colonne sonore di cicale e uccelli liberi in volo di dar forma e corpo alle loro sensazioni.

La rigorosa educazione scolastica salesiana, culminata con il diploma in studi classici del ’93, accompagnano il ragazzo negli anni giovanili in cui ha la possibilità di vivere attraverso l’aiuto paterno l’arte della creazione di forme e giochi di luce propria dei maestri vetrai di Murano dove sovente si reca: colori, sfumature, ingegno, tradizione, culto della passione e del sacrificio, la forza del fuoco, il nulla come opportunità di realizzazione della forma e della sostanza…

Quelle visioni e quei viaggi attraverso l’eccellenza italiana infondono in lui la voglia ed il desiderio di sperimentare, di provare a inseguire il suo innato senso delle proporzioni, dei giochi di luci e di colori attraverso tuttavia la contemplazione e l’esaltazione di forme spesso accantonate, sottovalutate, come potrebbe un occhio umano neppure distratto da ciò che contorna il suo scrutare quotidiano.

Le passeggiate sui litorali di Baia, sulle spiagge dai colori freddi dei tuttavia miti inverni partenopei, la voce del mare e quell’acqua che disegna le rive lo portano così ad abbandonare gli studi universitari per approfondire nell’apertura del primo laboratorio a Pozzuoli del 2007 la conoscenza della creta, del legno, del vetro, della vetroresina, di vari metalli convinto della massima di Aristotele secondo il quale “In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”.

Nel 2008 la prima collezione proprio di oggetti realizzati con la tecnica del vetro termoformato. E’ un successo di pubblico inaspettato: la sensazione di stupore per il coinvolgimento e la possibilità di rendere protagonisti dell’arte scarti della quotidianità e del consumismo urbano donando forme ad opere di fatto uniche proiettano la sua forma d’arte verso un livello decisamente superiore.

Per le sue creazioni si parla oggi di gioielli d’interni e l’appellativo sembra essere assolutamente calzante. Talvolta addirittura riduttivo.

Recentemente il laboratorio “Bradisismo” è stato trasferito nel beneventano e qui Alessandro continua la sua incessante opera di scoperta e conoscenza nonché di creazione, riconfermando con tenacia ogni giorno l’adagio di Ugo Bernasconi secondo il quale “L’importante non è avere un’idea ma viverne una”.